La sezione più rilevante della produzione grafica di Étienne Dupérac a Roma è dedicata alle rovine dell'antica città. Durante il soggiorno romano, l'artista francese riprodusse numerose vestigia attraverso disegni di notevole valore documentario, poi tradotti in incisione dalle principali stamperie dell'epoca. Tra i diversi soggetti affrontati da Dupérac, lo studio dell'antico coniuga gli stilemi della scuola di Fontainebleau con un'attenzione nordeuropea per il dettaglio architettonico. Tale peculiarità emerge chiaramente nell'incisione dedicata ai ruderi del Settizonio di Settimio Severo, monumentale edificio fatto costruire dall'imperatore nel 203 d.C. L'opera fu concepita come un grande manifesto visivo per sbalordire i visitatori: situato in prossimità della Via Appia — via d'accesso obbligata per chi giungeva in città —, il monumento colpiva i viaggiatori con la sua facciata policroma di enormi proporzioni, fungendo da prima epifania della magnificenza romana. Inserito nel quartiere imperiale domizianeo, il Settizonio presentava tre grandi nicchie semicircolari e due avancorpi laterali a base quadrata su più piani colonnati, arricchito da marmi policromi, colonne corinzie, fontane e sculture. A partire dall'Alto Medioevo l'edificio conobbe una progressiva decadenza, legata allo spoglio dei materiali lapidari per nuove costruzioni. Nonostante i resti del prospetto fossero molto studiati nel Rinascimento come esempio di sovrapposizione di ordini architravati, sotto il pontificato di Sisto V (1588-1589) il monumento fu definitivamente demolito per riutilizzarne i marmi in cantieri di pubblica utilità ed edilizia papale. Il presente esemplare offre una testimonianza puntuale dell'aspetto dei ruderi all'indomani del Sacco di Roma del 1527. L'incisione è tratta da I vestigi dell'antichità di Roma, silloge capitale per la conoscenza del patrimonio archeologico cinquecentesco. Stampata nella sua prima edizione nel 1575 edita da Lorenzo della Vaccheria (Vaccaro) — con dedica al cardinale Giacomo Boncompagni —, l'opera raccoglie trentotto tavole dedicate ai principali monumenti romani, corredate da un ricco apparato descrittivo. La tiratura in esame appartiene alla terza variante, stampata dall'editore Goert Van Schayck (noto anche come Goffredo De Scaichi) nel 1621. L'esemplare presenta sul frontespizio l'aggiornamento della bottega (sull'abrasa iscrizione di Lorenzo Vaccaro) e, alla tavola 2, una raffigurazione dell'antiquario Jacob Shletzer durante una visita guidata al Foro Romano.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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