Piranesi Giovanni Battista

Mogliano Veneto (?), 1720 - Roma, 1778

[Parere. Capriccio di frammenti antichi]

Inventario

Numero inventario: M-1400_326
Inventario storico di categoria: 1400/326
Nuovo inventario di categoria: 10841
Stampa corrispondente: S-CL2399_18938
IVS2: CL2399_18938, CL54338_14062
Collocazione: Calcoteca

Autori

Incisore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Inventore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)

Soggetto

Titolo proprio: [Parere. Capriccio di frammenti antichi]
Serie: Osservazioni di Gio. Battista Piranesi sopra la lettre de Monsieur Mariette aux auteurs de la Gazette Littéraire de l'Europe
Denominazione raccolta: Firmin Didot (Piranesi)

Oggetto

Definizione: matrice incisa

Cronologia

Datazione: 1765 (Sec. XVIII)

Dati tecnici

Materia e tecnica: Acquaforte su rame con interventi a bulino;
Misure: mm 637 x 402; spess. 1,8-2,1

Iscrizioni

Iscrizioni: In alto a sinistra: 326; Tav. V.
Al centro a destra: AEQVVM EST VAS · COGNOSCERE / QVAE VETERES FACTITARVNT; a sinistra: ATQVE IGNOSCERE SI · FACIVNT · NOVI TERENT EVNVCHVS IN · PROLOC ·
In basso a destra: Cavaliere Piranesi inv ed inc.

Osservazioni:

Osservazioni: Le ultime cinque tavole del volume (catt. 84-88), introdotte nella scheda precedente (per un inquadramento di queste lastre, cfr. cat. 83 e Wilton-Ely, 2002, pp. 45-51), mostrano altrettante invenzioni architettoniche frutto di una sfrenata contaminazione di forme ispirate a prototipi antichi. Delle incisioni si conoscono anche alcuni disegni preparatori a penna e inchiostro, di cui due per composizioni che non furono mai incise (cfr. Bettagno, 1978, p. 45, n. 37; Wilton-Ely, 1991, pp. 121-130; Wilton-Ely, 2002, p. 46).
In queste immagini, plasticamente ancor più articolate rispetto alle vignette realizzate qualche anno prima per illustrare il testo del Parere (cfr. catt. 75, 76, 79), l'autore documenta le idee più ardite di quella maniera eclettica adottata a partire dalla metà degli anni Sessanta per i progetti della Chiesa di Santa Maria del Priorato e del piazzale antistante, per la tribuna di San Giovanni in Laterano e per l'arredamento delle dimore dei Rezzonico. La sua crescente esigenza estetica di sintesi tra culture diverse, propinata contro l'influenza del “revival greco”, si registra in particolare nell'esuberanza dei motivi ornamentali derivati in gran parte da fonti tardo romane, dalla scultura egizia o da vasellame etrusco e greco. Tali elementi sono distribuiti liberamente nelle costruzioni, generando una sorta di effetto horror vacui che annulla qualsiasi riferimento agli schemi architettonici esistenti. Quasi tutte le tavole, inoltre, presentano delle iscrizioni tratte in prevalenza da testi latini, il cui significato viene sfruttato in chiave polemica per difendere queste bizzarre composizioni contro gli eventuali attacchi dei detrattori (sull'interpretazione delle epigrafi, cfr. Rykwert, 1980, pp. 379-80, nota 5; Wittkower, 1938, p. 155, nota 81).
La tavola in esame illustra la parte superiore di un tempio di fantasia, sorretto all'interno da un colonnato e all'esterno da pilastri decorati con motivi vegetali. Le superfici del monumento sono quasi del tutto ricoperte da rilievi raffiguranti i soggetti più disparati, alcuni dei quali probabilmente ispirati alle immagini di taluni cammei antichi pubblicati dal Gori nel 1750 e appartenuti alla collezione di Anton Maria Zanetti (cfr. Scarisbrick, 1990, pp. 413-14; Hyde Minor, 2015, p. 149; in particolare vedi la figura del Tritone, la testa velata di Minerva, la tigre accovacciata e le coppie di delfini affrontati, da confrontarsi nell'ordine con le immagini edite in Gori, Le Gemme antiche di Anton Maria Zanetti di Girolamo,Venezia, 1750, tavv. XXXIII, XXXVII, LXV, LXVII). Chiude il ricco apparato ornamentale l'epigrafe AEQVVM EST VAS COGNOSCERE ATQVE IGNOSCERE QUAE VETERES FACITARVNT SI FACIVNT NOVI, situata sotto ai due scarabei alati di derivazione Egizia. Si tratta di una citazione dal prologo dell'Eunuchus di Terenzio, scelta dall'autore per rivendicare metaforicamente il suo diritto a reinterpretare le fonti antiche per creare un nuovo stile architettonico.
L'elaborazione della matrice, così come le altre della serie (per le quali si rimanda all'analisi che segue), presenta delle caratteristiche tecniche che non hanno riscontro nelle modalità incisorie tipiche della mano di Piranesi: si disconosce il ductus segnico “scolastico”; la qualità del procedimento all'acquaforte, non assimilabile all'esperienza dell'incisore veneto; il modo di condurre gli interventi a bulino, distante dalla sensibilità e dal pittoricismo “compendiario” che caratterizza le opere autografe (cfr. Scaloni in Mariani, 2014, pp. 49-56). La serrata trama segnica e gli errori di morsura, inoltre, hanno generato la bruciatura dei tracciati più contigui e diverse micro-corrosioni accidentali, dovute alla penetrazione dell'acido al di sotto dello strato di vernice preparatoria (aspetto riscontrato su tutto il gruppo dei rami). Ciò in parte motiva il sensibile ricorso alla tecnica diretta, adottata in questo caso per ripristinare i contorni delle figure e la trama segnica sfaldata dalle morsure in acido, nonché per accentuare sul foglio il tono scuro di alcune ombreggiature. Questo tipo di elaborazione potrebbe quindi avvalorare l'ipotesi di Petrucci secondo cui l'intera serie è da attribuire a Francesco Piranesi (cfr. cat. 83), oppure che l'incisione dei rami sia stata realizzata da un collaboratore di bottega impiegato per tradurre pedissequamente i disegni forniti dall'autore.
Sulla superficie del rame si rilevano evidenti tracce di lisciatura del metallo con il brunitoio, localizzate prevalentemente nelle zone intonse relative alla zoccolatura sotto al fregio superiore, al grande capitello situato sulla destra della lastra e al rilievo centrale che separa le due iscrizioni (vedi tra il fodero della spada e il profilo della testa di Minerva). In corrispondenza di queste aree sono visibili sul foglio dell'edizione conservata all'Accademia di San Luca delle piccole macchie d'inchiostro, il cui aspetto puntiforme sembra riconducibile ai leggeri incavi causati dalle bruciature d'acido; è plausibile pertanto che le bruniture furono effettuate dopo la tiratura dei primi esemplari per eliminare l'effetto antiestetico di questi segni (ancora evidenti in altre zone della lastra).

Bibliografia

  • Petrucci, 1953, n. 326, tav. 5, p. 258  
  • Focillon, 1967, n. 978, p. 363
  • Wilton-Ely, 1994, n. 813, p. 883
  • Ficacci, 2000, n. 627, p. 508.
  • MISITI, Maria Cristina; SCALONI, Giovanna (ed.), Giambattista Piranesi: sognare il sogno impossibile, Istituto Centrale per la Grafica, Roma, 2022, libro multimedia.  

Condizione giuridica

Condizione giuridica: Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali
Provenienza: Acquisto

Compilazione

Compilatore: Ciro Salinitro
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