Attraverso i 39 rami de I vestigi dell'antichità di Roma, Étienne Dupérac restituisce una ricognizione visiva della città cinquecentesca scevra da arbitrii ricostruttivi, adottando un rigoroso criterio archeologico e documentario. L'impresa editoriale si connota per l'esteso apparato didascalico che, declinato in foggia di compendio topografico, affianca ogni veduta precisandone l'identificazione storica, lo stato conservativo e la destinazione d'uso coeva. Nella tavola 7, una veduta del Palatino dal Foro Romano, l'incisione registra fedelmente la morfologia dell'epoca, mentre l'epigrafe si incarica di mappare le preesistenze classiche (identificate nel Tempio di Giove Statore, nella Curia e nella Casa di Cicerone). Il testo certifica inoltre la contemporanea declassazione dell'area a mercato boario (il cosiddetto Campo Vaccino), dato materiale che trova un puntuale riscontro visivo nell'inserimento di pastori e armenti ad animare lo spazio dell'antico Foro.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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