Piranesi Giovanni Battista

Mogliano Veneto (?), 1720 - Roma, 1778

[Camino egizio con montanti decorati da coppie di figure rovesciate]

Inventario

Numero inventario: M-1400_890a
Inventario storico di categoria: 1400/890a
Nuovo inventario di categoria: 11555
Stampa corrispondente: S-CL2418_19597
IVS2: CL54726_14450
Collocazione: Calcoteca

Autori

Incisore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Disegnatore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Inventore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)

Soggetto

Titolo proprio: [Camino egizio con montanti decorati da coppie di figure rovesciate]
Serie: Diverse maniere d'adornare i cammini...
Denominazione raccolta: Firmin Didot (Piranesi)

Oggetto

Definizione: matrice incisa

Cronologia

Datazione: 1769 (Sec. XVIII)

Dati tecnici

Materia e tecnica: Acquaforte su rame con interventi a bulino;
Misure: mm 255 x 397; spess. 1,3-1,7

Iscrizioni

Iscrizioni: In alto, sul medaglione a sinistra: 890.a. In basso a destra: Cavalier Piranesi inv. e inc. In basso a sinistra: 26

Osservazioni:

Osservazioni: Un superbo monumentalismo plastico pervade l'immagine di questa matrice appartenente alla serie delle “piccole architetture” in stile egizio (cfr. cat. 88).
La tavola mostra un possente avancorpo che emerge dalla parete di fondo, delimitato alle estremità da due nicchioni con colossali Naofori. L'ordine gigante caratterizza anche il camino, impreziosito da ulteriori elementi figurativi derivati dalla civiltà faraonica: sui lati interni degli stipiti due cariatidi raffiguranti il dio Anubi, sormontate dal tipico capitello egizio, sorreggono l'architrave decorato con scene sacrificali mentre un motivo a serpentina incornicia tutta la struttura esterna.
Molte delle figurazioni presenti sulla tavola sono ispirate a opere d'arte non egizia qui rielaborate per renderle confacenti al resto della composizione, secondo quel processo di “travisamento della realtà storico-stilistica dell'oggetto originario” già evidenziato da Battaglia (cfr. 1994, pp. 213-214).
Le due coppie di acrobati rovesciati che si fronteggiano alla base dei Naofori, a esempio, prendono spunto da una statuetta bronzea di fattura romana posseduta da Caylus e oggi conservata nel Cabinet des Medailles et Antiquités della Bibliothèque Nationale di Parigi (cfr. Battaglia 1994, p. 263, nota 59; per approfondimenti sull'argomento, cfr. Babelon, Choix de bronzes de la collection Caylus donnée au Roi en 1762, Parigi e Bruxelles 1928, pp. 47-48, n. 23, tav. XIII). Piranesi replica l'immagine pubblicata dall'erudito francese nel suo Recueil (1759, III, tav. LXXIV, n. II), sostituendo però il cappello del bronzetto originale con il nemes dei faraoni e raddoppiando specularmente la figura in modo da formare un tema iconografico del tutto nuovo (espediente, quest'ultimo, adottato anche nella tavola 36, cat. 119). Un altro esempio di rivisitazione delle fonti è fornito dai particolarissimi leoni maculati distesi sopra le nicchie, che derivano invece dalle decorazioni di una cista etrusca documentata sempre nel Recueil (1762, V, tav. XLVII, n. IV).
Si noti inoltre la complessa composizione sopra la mensola, costituita da un busto femminile affiancato da due medaglioni con divinità egizie caratterizzate da singolari copricapi che ricordano vagamente quelli delle cariatidi del Ramesseum (cfr. Panza 1998, 48). Il viso della figura centrale, raccordata alle altre due da un festone terminante con teste di serpenti, sembrerebbe ripreso da una statua di Cibele (cfr. Vasco Rocca 1979, cat. 19).
Complessivamente la tavola si distingue per il vigoroso plasticismo dei vari elementi architettonici e figurativi che la compongono, frutto di un vivace gioco chiaroscurale ottenuto in stampa diversificando la profondità del tessuto segnico sulla lastra (e quindi la capacità per ogni tracciatio di accogliere più o meno inchiostro) quasi esclusivamente tramite le morsure in acquaforte.
L'analisi della matrice ha evidenziato un uso molto limitato del bulino, impiegato soprattutto per marcare il segno scuro del fondo all'interno del camino. L'incisore, inoltre, si è avvalso del brunitoio per abbassare alcune trame segniche relative agli incarnati dei due telamoni, in modo da tradurre sul foglio a stampa l'effetto dei bagliori luministici sulle superfici e sfumare delicatamente i passaggi tonali (vedi in particolare il collo, la scapola, l'avambraccio e la mano della figura alla sinistra del rame e l'avambraccio di quella a destra). Tali accorgimenti grafici, risolti servendosi degli strumenti meccanici con modalità inconsuete per la tecnica incisoria di Piranesi (tipico infatti il suo ricorso a massivi quanto profondi ritocchi a bulino, mentre solo di rado si registra l'uso del raschietto e del brunitoio in chiave tonale), sono indice che l'architetto veneto abbia delegato la morsura della lastra ai suoi collaboratori di bottega, per poi forse riservarsi di intervenire a secco su piccole porzioni di inciso per completare e arricchire la composizione. Per quanto concerne il ricorso di Piranesi all'opera di bottega per la serie dei Camini cfr. cat. 84 (Avviso al Pubblico) e Note a margine.
Nelle prime edizioni consultate (BAV, R.G. Arte Archeologia; GNAM) la tavola non risulta ancora numerata.

Bibliografia

  • Petrucci, 1953, p. 290, n. 890a, tav. 26  
  • Focillon, 1967, p. 355, n. 886
  • Wilton-Ely, 1994, p. 943, n. 870
  • Ficacci, 2000, 543, n. 682.
  • MISITI, Maria Cristina; SCALONI, Giovanna (ed.), Giambattista Piranesi: sognare il sogno impossibile, Istituto Centrale per la Grafica, Roma, 2022, libro multimedia.  

Condizione giuridica

Condizione giuridica: Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali
Provenienza: Acquisto

Compilazione

Compilatore: Ciro Salinitro
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