L'acquaforte anonima deriva dai Praecipua aliquot Romanae Antiquitatis Ruinarum Monimenta, silloge edita ad Anversa nel 1551 e riconducibile alla prima fase produttiva della stamperia di Hieronymus Cock (Aux quatre vents). L'impostazione grafica non persegue una rigorosa attendibilità topografica, privilegiando viceversa una resa scenografica del rudere: l'impaginato ridisegna le distanze spaziali, frammenta le quinte architettoniche e inserisce figuranti in scala (viandanti e animali) a marcare la dimensione di paesaggio in rovina. L'inquadratura, dedicata ai resti del tempio di Minerva a Roma, documenta l'affermazione di un modello figurativo d'evasione antiquaria. Svincolate da una mera funzione di documentazione documentaria, queste lastre circolarono ampiamente come repertorio di forme, offrendo un vocabolario d'invenzione classica prontamente ripreso da artefici nordeuropei — quali intarsiatori e metallurghi — e da pittori attivi nella penisola per la definizione di un'ideale e visionaria antichità.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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