Attribuita a Nicolas Béatrizet, l'incisione tramanda l'aspetto rinascimentale – anteriore ai restauri settecenteschi di Gaspare Sibilla – del Nilo vaticano. Emerso nel 1513 e allestito da Leone X nel Cortile del Belvedere, il gruppo marmoreo replica un modello ellenistico descritto da Plinio, connotato dalla sfinge, dal fregio esotico e dai sedici putti allegorici della piena fluviale. Il foglio confluì nello Speculum lafreriano in stretta correlazione visiva con il Tevere, rispecchiando la disposizione simmetrica vaticana già documentata graficamente da Maarten van Heemskerck (1532-1533). L'esemplare in mostra, un terzo stato edito da Hendrik van Schoel, reca i segni dell'abrasione del millesimo «1602» (riferibile alla pregressa tiratura di Giovanni Orlandi). Si segnala infine che l'Indice de' Rossi del 1677 ne fraintende storicamente l'autoria, assegnando la matrice ad Adamo Scultori.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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