Accresciuta a Roma tra la fine del Cinquecento e il Seicento per iniziativa di Benedetto e Vincenzo Giustiniani, l’omonima collezione si impose come una delle più importanti raccolte artistiche europee dell’Età moderna, comprendendo opere archeologiche e pittoriche di eccezionale rilievo. Pur vincolata da un fidecommesso, la collezione iniziò a smembrarsi già nel Settecento, con il passaggio di nuclei significativi ad altre raccolte, tra cui la Torlonia, che ne acquisì una parte consistente. Il corpus delle antichità fu reso pubblico attraverso la Galleria Giustiniana, impresa editoriale che tradusse in immagini l’inventario della collezione, affidandone la stampa ai torchi di Giuseppe de’ Rossi. L’ampiezza del progetto editoriale si misura nella serie di 319 incisioni, distribuite in due volumi di 150 e 169 tavole; tra queste, il soggetto della presente stampa riproduce una statuetta raffigurante una figura femminile stante, identificata tradizionalmente con la personificazione mitologica della Speranza. Il disegno della tavola è attribuito a Giovanni Battista Ruggeri, artista attivo nell’impresa giustiniana, la cui partecipazione è documentata da fonti antiche e da riscontri archivistici relativi ai pagamenti per i disegni del primo tomo della Galleria. Le tavole firmate dall’artista presentano caratteri stilistici omogenei, riconducibili alla sua formazione emiliana, con figure slanciate, atteggiamenti composti e una resa elegante dei panneggi. Anche in questa incisione la rigidità solenne del modello scultoreo è mediata da un linguaggio grafico che privilegia una grazia controllata, di ascendenza neomanierista. L’incisione fu realizzata da Michael Natalis, tra i più attivi interpreti grafici della Galleria Giustiniana. La statuetta marmorea (alt. 93 cm), oggi conservata nella collezione Torlonia (inv. 481), presenta un’impostazione frontale e una posa incedente, con il peso sulla gamba sinistra e il piede destro avanzato. L’abbigliamento, costituito da un chitone aderente e da un mantello ionico disposto diagonalmente, è caratterizzato da orli decorati a zig-zag e da lembi simmetrici ricadenti sul davanti. L’elaborazione formale combina consapevolmente elementi desunti dal repertorio tardoarcaico con dettagli di ascendenza classica, secondo un gusto eclettico proprio della produzione arcaizzante di età romana. L’identificazione tradizionale come Speranza si fonda su affinità iconografiche con il tipo della Spes romana, attestato in ambito monetale e plastico tra età augustea e imperiale.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
Istituto Centrale per la Grafica | Richiesta di consultazione in sala (ricercatori) | Crediti | Note legali e privacy