Piranesi Giovanni Battista

Mogliano Veneto (?), 1720 - Roma, 1778

Sezione di uno de' Cunei del Teatro di Marcello corrispondente colle vie de' Senatori

Inventario

Numero inventario: M-1400_200a
Inventario storico di categoria: 1400/200a
Nuovo inventario di categoria: 10682
IVS2: CL16237, CL168004
Collocazione: Calcoteca

Autori

Incisore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Disegnatore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Inventore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)

Soggetto

Titolo proprio: Sezione di uno de' Cunei del Teatro di Marcello corrispondente colle vie de' Senatori
Serie: Le antichità romane
Denominazione raccolta: Firmin Didot (Piranesi)

Oggetto

Definizione: matrice incisa

Dati tecnici

Materia e tecnica: Acquaforte su rame con interventi a bulino;
Misure: mm 402 x 610, spess. 1,6-2,1

Iscrizioni

Iscrizioni: In alto a sinistra: XXIX 200
Didascalia (colonna a destra): nella fig. III. O. Serraglio delle fiere. P. Andito del serraglio. Q. Lastrici. R. Orchestra. S. Piano moderno di Roma / T. Cloaca sotto l'ambulacro inferiore de' portici V. Cloaca lungo il cuneo, corrispondente colla suddetta. X. Ricettacolo delle / acque piovane, corrispondente colla Cloaca T. Y. Linea indicativa della sommità delle rovine che inoggi sotterrano i sedili del / Teatro. Z. Profilo del'architrave del second'ordine compreso dai due raggi contrassegnati 1. e 2. delle Figure 3. e 4. Ques=/ to architrave si vede inclinato, secondo l'avvertimento di Vitruvio nel Terzo libbro, per rimediarne l'apparenza resupina / e renderla perpendicolare a chi lo rimira dal basso. Lochè non è stato praticato nell'architrave del prim'ordine / dove i raggi 5, e 6 delle dette figure, essendo poco elevati ne discuoprono il perpendicolo naturale. A A. Piano / antico di Roma. Fig. II. A. Pietre della muraglia del cuneo indicate nella fig. I. alla lettera D. e qui
(colonna a sinistra): dimostrate in forma più grande. Queste si vedono dentate per render tenace la loro scam=/ bievole connessione, che altrimenti sarebbe stata mal sicura, per esser'elleno di un corso / semplice. B. Perni che collegano le stesse pietre per maggior tenacità. Fig. III. Dimostra=/ zione de' sedili del Teatro. A. Labbri di pietre che servono quasi di tegola alle com=/ messure perpendicolari delle medesime per ripararle dalla penetrazione delle acque / piovane. B. Incastri de' sedili l'un sull'altro, fatti in declivio non meno per difendere / le commessure orizontali dalla penetrazione delle dette acque che scorrevano per il parapet=/ to dè medesimi sedili, quanto per render ferma la loro connessione
Sotto a sinistra: T. IV. T. 200 Piranesi Archi. dis. et scul.
Sul verso della matrice della didascalia: (a sinistra) Ta. 29

Osservazioni:

Osservazioni: Didascalia su matrice separata M-1400_200b.
Alla sezione degli ordini del teatro di Marcello (catt. 224, 225) sono dedicate due tavole di grande formato. Ogni tavola, a sua volta, è composta da due lastre con dimensioni diverse, pari all'incirca l'una il doppio dell'altra: M-1400_199 e M-1400_200 (tav. XXIX); M-1400_201 e M-1400_202 (tav. XXX).
Realizzate con l'intento di esemplificare in modo semplice le note riportate in didascalia, queste tavole presentano una impostazione compositiva assai simile, proponendo il rilievo dell'edificio in posizione decentrata rispetto al quadro dell'immagine; ciò a seguito della diversa giustapposizione della stampa tratta dalla matrice più piccola, che illustra in un caso il dettaglio dei sedili e nell'altro il finto cartiglio.
Nell'insieme le due tavole mostrano ancora una volta lo specifico interesse di Piranesi verso la tecnica costruttiva dei romani, di cui mette in evidenza gli aspetti più significativi come il complesso sistema di incastro dei blocchi lapidei, la costruzione della cosiddetta “fondazione su palafitta” - cui dedica la successiva veduta (cat. 234), o l'adozione di accorgimenti tecnici descritti da Vitruvio per correggere le aberrazioni ottiche.
Il repertorio iconografico, la sobrietà compositiva e la quasi totale assenza di riferimenti naturalistici, mettono queste tavole in relazione con le immagini più didascaliche che corredano il quarto volume. Anche la tecnica appare molto essenziale, caratterizzandosi per un segno grafico sintetico e per un esecuzione quasi esclusivamente ad acquaforte; l'uso del bulino è limitato a interventi isolati, per la maggior parte funzionali a delineare meglio i contorni delle figure. Tali considerazioni inducono a ritenere che le quattro lastre siano opera di un collaboratore, specializzato nella resa dei rilievi architettonici.
L'analisi dei rami ha rilevato la presenza di numerose abrasioni da correzione, tra cui la più significativa riguarda la matrice M-1400_201 (cat. 231), dove l'intero paramento murario degli ingressi risulta totalmente reinciso ad acquaforte (modifica riscontrata già nelle stampe identificate come di primo stato).
Di notevole interesse sono le incisioni presenti sul verso della matrice M-1400_199a (cat. 229), la cui esecuzione è da ricondurre probabilmente alla bottega (cfr. Monferini 1967, p. 265). Si tratta prevalentemente di varie piante architettoniche realizzate con tecnica diretta, a cui si aggiungono due rapidi bozzetti a puntasecca e un tracciato lineare di tipo meccanico. Tre distinte planimetrie, liberamente ispirate a repertori archeologizzanti, sono facilmente leggibili lungo uno dei lati maggiori della lastra: la prima presenta un doppio impianto esagonale, secondo un motivo già riscontrato sul verso della matrice cat. 140; la seconda un ambiente a croce greca absidata, mentre la terza un edificio basilicale a pianta quadrata, prolungato con un corpo longitudinale e un atrio ellittico. Più complessa, invece, è l'identificazione delle figure incise lungo il margine opposto della lastra. Accanto al tracciato appena citato, si ravvisano a ridosso di una porzione muraria le piante di due edifici circolari, contornati rispettivamente da otto e dodici colonne, i cui studi sono probabilmente riferiti alla nota tipologia del tempio monoptero e monoptero-periptero. Seguono poi due schizzi di prospetti architettonici, forse riconducibili - a dispetto della loro sembianza appena accennata – agli alzati dei templi che ricorrono in alcune tavole del volume Della Magnificenza ed Architettura de'Romani (cfr. F469-471), oppure delle Osservazioni sopra la lettre de M. Mariette (cfr. F.619,623).
L'ultimo inciso, infine, presenta un impianto composito, formato da due edifici longitudinali affiancati. Il più lungo ha entrambi i lati corti absidati con emicicli di diversa ampiezza, ritmati ognuno da tre nicchie rettangolari, e mostra lungo il perimetro un colonnato continuo che si interrompe in corrispondenza dell'esedra più grande; l'altro edificio invece risulta aperto su un lato e connesso a una struttura perfettamente circolare dalla parte opposta. Tale schema compositivo trova una vaga analogia con il Porticus un SPQR Amoenitati Dicata raffigurato nella celebre pianta “Ichnographiam Campi Martii antiquae urbis” (M-1400_425).

Bibliografia

  • Petrucci, 1953, nn. 199 e 200, tav. 29, p. 251  
  • Focillon, 1967, n. 365, p. 309
  • Wilton-Ely, 1994, n. 497, p. 551
  • Ficacci, 2000, n. 355, p. 301.
  • MISITI, Maria Cristina; SCALONI, Giovanna (ed.), Giambattista Piranesi: sognare il sogno impossibile, Istituto Centrale per la Grafica, Roma, 2022, libro multimedia.  

Condizione giuridica

Condizione giuridica: Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali
Provenienza: Acquisto

Fonti e documenti di riferimento

Documentazione fotografica: Documentazione allegata
Immagine: 900054

Compilazione

Compilatore: Ciro Salinitro
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