Piranesi Giovanni Battista

Mogliano Veneto (?), 1720 - Roma, 1778

Frontespizio Antiquus circi

Inventario

Numero inventario: M-1400_114
Inventario storico di categoria: 1400/114
Nuovo inventario di categoria: 10576
Stampa corrispondente: S-CL2395_18701
IVS2: CL54231_13954
Collocazione: Calcoteca

Autori

Incisore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Disegnatore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Inventore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)

Soggetto

Titolo proprio: Frontespizio Antiquus circi
Serie: Le antichità romane
Denominazione raccolta: Firmin Didot (Piranesi)

Oggetto

Definizione: matrice incisa

Cronologia

Datazione: 1750-1756 (Sec. XVIII)

Dati tecnici

Tecnica: Acquaforte su rame con interventi a bulino;
Misure: mm 404 x 612, spess. 2,1-2,5

Iscrizioni

Iscrizioni: In alto a sinistra: II. Tom. III.   114; sotto a destra: Gio. Batta. Piranesi inv. dis. e incise

Osservazioni:

Osservazioni: Su questa matrice è incisa una delle più conosciute composizioni piranesiane,  frontespizio del terzo tomo de Le Antichità Romane, anch'esso riservato ai monumenti sepolcrali.
Vi è raffigurato in prospettiva un ideale circo presso la via Appia. La stessa idea di circo antico, “fusione di tutti i circhi romani” (Wilton-Ely 1994A, p. 76), che trae ispirazione dalle rovine del Circo Massimo, piuttosto che dal circo di Massenzio (Campbell 2000, p. 585, cat. 433), o dal “circo supposto di Caracalla” (Lettere di Giustificazione, lettera del 25 agosto 1756, n. 3), e che l'autore rappresenterà più sinteticamente anche nella veduta a volo d'uccello sul frontespizio de Il Campo Marzio dell'antica Roma (1762).
Sulla spina centrale del circo si susseguono allineati obelischi, colonne coclidi e varie architetture funerarie; sullo sfondo grandiosi mausolei il cui disegno echeggia le pagine del trattato di Fischer von Erlach Entwurff einer historischen Architektur (Vienna 1721) dal quale Piranesi aveva tratto alcuni schizzi (cfr. Bevilacqua 2008, vol I, pp. 184-185). In primo piano sulla sinistra un imponente monumento funebre che ricorda il così detto sarcofago di Cecilia Metella (Ambrogi 1997), e numerosi elementi dell'antichità fantasticamente elaborati tra cui vasi, sarcofagi, lapidi,  maschere teatrali, sculture.  
Un disegno preliminare per questa figurazione è conservato a Berlino, Kupferstichkabinett (Bettagno 1978, pp. 44-45, cat. 36).
L'elaborazione generale della matrice è condotta all'acquaforte con numerosi interventi a bulino.
Con lo strumento l’autore rientra nei tracciati dell'acquaforte e effettua diffusi ritocchi soprattutto sugli elementi di primo piano della composizione, per conseguire la gradazione tonale più scura, impossibile da ottenere con le sole morsure.
Dall’analisi della matrice risalta distintamente l'abrasione fatta  da Piranesi per rimuovere la dedica a Jacopo Caulfield, nella colonna rostrale al centro, ancora presente nelle stampe di primo stato (Corsini; BAV, Cicognara e Barberini; Braidense). In seguito alla controversia insorta tra l'autore e il nobiluomo irlandese, dopo che erano stati tirati dal rame e messi in circolazione una sessantina di esemplari, la dedica fu sostituita con una semplice intestazione a Marte Ultore, con allusione alla vendetta che Piranesi intendeva prendersi sulla vicenda del mancato mecenatismo del visconte (cfr. Lettere di Giustificazione, 1757 e cat. 266; cfr. inoltre Gavuzzo-Stewart 1999, p. 122 e Hyde Minor 2006).
Negli esemplari a stampa di secondo stato (anche detto “stato intermedio” da Donati 1950, p. 234) l’iscrizione dedicatoria sulla colonna rostrale è stata rimossa a imitazione di scalpellature sulla pietra nelle quali, a penna e inchiostro, Piranesi ha delineato un tratteggio verticale (esemplari “colle dette sospensioni”, cui alludeva l'autore nelle Lettere di Giustificazione, lettera del febbraio 1757, n. 2). Stampe in questo secondo stato si possono consultare presso la Biblioteca Corsini e Vaticana (BAV, Barberini).
L'esemplare nel volume dell’Accademia di San Luca (donato dall’autore nel 1761) è corrispondente alla matrice (III stato).
Sulla lastra incisa si rilevano alcuni interventi di minore entità rispetto all'abrasione della dedica, ma sempre effettuati con raschietto e brunitoio; seppure operate con differenti finalità, le modifiche minime apportate all'inciso lasciano intravedere l'attenzione estrema che l'autore dedicava a ogni particolare, ai fini della percezione armonica dell'immagine nel suo complesso (cfr. cat. 2). Procedendo da sinistra verso destra (matrice), sul primo monumento della spina del circo viene brunita la superficie del sarcofago, posto circa a metà altezza, dove compare una quadriga guidata da una vittoria alata: tale correzione è finalizzata sia a eliminare alcune imperfezioni occorse durante la morsura (i particolari sono stati poi ridefiniti col bulino), sia a ottenere in stampa una zona più luminosa, poiché i segni incisi vengono abbassati. Analoga correzione viene apportata sul bassorilievo del basamento circolare sottostante: si alleggeriscono i segni dell'acquaforte (in questo caso sul verso della matrice è presente una ribattitura del rame, per riportare a livello la superficie del supporto metallico successivamente all’abrasione) per rendere in stampa una gradazione tonale più chiara; anche questo dettaglio è nuovamente delineato con la tecnica diretta. Appena più a sinistra, sulla gradinata di fondo, viene abbassata col brunitoio una piccola area del tratteggio a acquaforte (segni in verticale) da che ne deriva una interruzione dell'omogeneità e l'accrescimento delle vibrazioni luministiche.
Altre abrasioni riscontrate, quali quelle sui basamenti dell'obelisco più alto collocato sulla spina del circo, e sul basamento della colonna che segue, sono dettate dall'esigenza di correggere piccole imperfezioni della corrosione acida: le lettere sul primo basamento e i segni sul secondo sono rimossi e ripristinati con maggiore precisione a bulino. Risulta abraso e corretto a bulino anche il profilo verticale dell'ultimo monumento allineato sulla spina.
Un'importante abrasione si può evidenziare infine sotto l'iscrizione a bulino in alto a sinistra “II. Tom. III”, dove doveva essere stata incisa una precedente indicazione che non si evince tuttavia dalle stampe di primo stato consultate, in cui la scritta, anche se a penna e inchiostro, si presenta già così.

Bibliografia

  • Petrucci, 1953, n. 1440/114, tav. 2, p. 247  
  • Focillon, 1967, n. 287, 
  • p. 306
  • Wilton-Ely, 1994, n. 422, p. 474
  • Ficacci, 2000, n. 279, p. 255.
  • Compilatori: GIOVANNA SCALONI

Condizione giuridica

Condizione giuridica: Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali
Acquisizione: Acquisto
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