Osservazioni:
Osservazioni: La serie, composta complessivamente da ventiquattro matrici, costituisce una delle grandi
Cronologie prodotte dalla bottega De Rossi alla Pace. Dal
Riscontro del 1738 risulta chiaramente che l’opera - grande unicum composto da tre strisce sovrapposte di sette elementi ciascuna, oltre alla tavola con la specificazione dei colori - implicava allora ventidue matrici, comprendenti duecentoquarantasette ritratti e una vignetta con Cristo che consegna le chiavi a S. Pietro.
Nell’ambito della bottega De Rossi le prime ventidue matrici furono predisposte anteriormente al 1677: alcune risultano già incise con i ritratti dei papi sino a Innocenzo XI (1676-1689), mentre altre furono preparate soltanto con le cornici o forse già con i clipei, per essere poi periodicamente aggiornate con l’inserimento dei ritratti dei pontefici successivi sino a Clemente XII (cfr. Grelle, Indice, pp. 499-501, nota alla p. 97, c. 1). Le matrici con i ritratti dei pontefici sino a Clemente XII sono da identificare con quelle oggi inventariate con i numeri 1-20 nell’ambito della serie n. inv. 1188.
Qualche dubbio riguarda invece la matrice
M-1188_21, sulla quale sono incisi i ritratti dei papi da Benedetto XIV (eletto nel 1740) a Pio VI (eletto nel 1775). Se già esistente nel 1735 e nel 1738, essa avrebbe dovuto presentarsi con i clipei ancora privi di immagini e senza la sottoscrizione di Antonio Capellan, che per evidenti ragioni cronologiche può riferirsi soltanto ai ritratti più tardi. Dopo il passaggio dell’opera nel patrimonio costitutivo della Calcografia nel 1738, la lastra fu infatti progressivamente aggiornata con l’inserimento dei ritratti dei pontefici da Benedetto XIV a Pio VI, incisi, tutti o in parte, da Antonio Capellan, che sottoscrive soltanto nella cornice del ritratto di Pio VI (cfr. pagamenti ad Antonio Capellan, Pietro Antonio Pazzi e Domenico Cunego negli anni 1758–1759 e 1769, Grelle-Giffi 2009, p. 535, n. 624). La matrice
M-1188_22, dalla quale si evince la correlazione tra segni e colori, doveva invece concludere la serie originaria.
Nell’
Indice la Cronologia è descritta «in sedici fogli e mezzo», corrispondenti in questo caso a ventidue matrici, già nel 1677. A quella data la matrice oggi contrassegnata con
M-1188_19 poteva naturalmente recare soltanto i ritratti di Clemente X e Innocenzo XI, mentre le due successive o non erano ancora state predisposte oppure presentavano le sole cornici. Le prime quattordici matrici, di formato grande e tali da accogliere sedici ritratti ciascuna, corrispondevano quindi a quattordici fogli reali; le altre, essendo alte un quarto delle precedenti e quindi utilizzabili soltanto per quattro ritratti, potevano essere stampate su due soli fogli reali - forse su due fogli e mezzo, isolando la matrice con l’indicazione dei colori oppure includendo un eventuale frontespizio o la dedica, oggi perduta - anziché su otto quarti di foglio, necessari invece (con l’eccezione della matrice con indicazione dei colori) per comporre la striscia inferiore destinata al montaggio a tabellone.
La data
post quem del nucleo iniziale della
Cronologia - mentre il termine
ante quem è definito nel 1677 dalla prima edizione dell’
Indice, nella quale l’opera è menzionata - è suggerita anche dal fatto che sul recto di due matrici (
M-1188_R5 e
M-1188_R7) si riconoscono due incisioni più antiche pertinenti alla serie delle
Nove Chiese Giubilari di Antonio Tempesta, edite ancora una volta da Giovanni Giacomo De Rossi in occasione del giubileo del 1650.
Questo arco cronologico trova conferma nel testo della dedica della Cronologia al cardinale Altieri Paluzzi (cfr. esemplare in Roma, B.C., 20.A.IV.72/1, volume fattizio descritto in Olivieri 1994, pp. 358-360). La dedica, sottoscritta da Giovanni Giacomo De Rossi e incisa su una matrice oggi perduta, risulta infatti redatta quando era ancora vivente Clemente X (1670-1676). È quindi possibile indicarne la data nel 1675 e riferirla verosimilmente a una prima edizione dell’opera. A questa fase sembra collegarsi anche l’incisione relativa ai colori, che reca appunto la data 1675 (cfr. Roma, B.C.,
ibidem), oggi abrasa sulla matrice (
M-1188_22), al pari della sottoscrizione di Giovanni Giacomo De Rossi.
A decorrere dal 1800 l’opera fu ulteriormente integrata con due nuove lastre (
M-1188_23 -
M-1188_24), destinate a stampe in formato reale che avrebbero potuto accogliere ciascuna sedici ritratti, eventualmente da ripartire in strisce durante la fase di montaggio. La prima di esse risulta oggi aggiornata con i ritratti dei pontefici sino a Giovanni XXIII, pur presentando ancora un clipeo vuoto, mentre la seconda non reca alcun ritratto.