Klinger Max

Leipzig, 1857 - Großjena, 1920

Der Tod Als Heiland (la morte come salvatrice)

Inventario

Numero inventario: S-FN31934
Inventario precedente: FN17796-10
Cronologia matrice: Sec. XIX ultimo quarto
Collocazione: Gabinetto Disegni e Stampe, Fondo Nazionale; Collezione Bayer; volume FN144

Autori

Incisore: Klinger Max (1857/ 1920)
Ambito culturale: tedesco

Soggetto

Identificazione: Paesaggio arido con alcune palme in cui uomini e donne assieme ad un bambino scappano dalla personificazione della Morte.
Titolo proprio: Der Tod Als Heiland (la morte come salvatrice) (dato dall'autore)
Serie: Vom Tode, Erster Theil, Rad. Opus XI (Della Morte. Parte Prima)
Fondo: Fondo Nazionale

Cronologia

Datazione: 1897 (fine Sec. XIX)

Dati tecnici

Misure: mm 225 x 298
Misure foglio: mm 315 x 320
Materia e tecnica: Chine collé; acquaforte, acquatinta, puntasecca

Iscrizioni

Iscrizioni: MAX KLINGER RAD. OP.11. LTH № 10. / DRUCK v. GIESECKE & DEVRIENT, LEIPZIG.

Editori/Stampatori

Stampatore: Giesecke et Devrient (attivi Lipsia/ Berlino seconda metà sec. XIX)
Luogo e data di stampa: Leipzig (1897)
Stato: X; aggiunte iscrizioni

Osservazioni:

Osservazioni: Anche l’immagine finale è articolata su due livelli. La parte inferiore richiama il dipinto Der Leichnam Christi im Grabe (Il corpo di Cristo morto nella tomba) di Hans Holbein il Giovane. Nella sezione superiore, ambientata in un paesaggio desertico, un gruppo di figure fugge dalla Morte, mentre un uomo anziano si dirige verso di essa. La Morte, avvolta in un mantello, assume una postura che suggerisce un possibile ruolo di liberazione dalla sofferenza umana.
Tale interpretazione è ulteriormente suggerita dall’iscrizione sul fregio, ispirata al Phaedon di Moses Mendelssohn, che separa i due registri e caratterizza l’intera serie: «Wir fliehn die Form des Todes, nicht den Tod; / Denn unser höchsten Wünsche Ziel ist: Tod» («Rifuggiamo la forma della morte, non la morte, poiché la meta del nostro più alto desiderio è: Morte»).
Vom Tode. Teil I segna l’undicesima serie grafica di Max Klinger e costituisce la prima di due parti dedicate al tema della morte. Inizialmente concepita come una serie unitaria di 24 stampe, l’artista decise successivamente di separarne dieci, dando vita a una prima sequenza di soggetti ispirati alle Totentänze medievali, che esplorano l’improvvisa e inevitabile intrusione della morte nella vita umana e ne visualizzano la portata universale, attraverso tutte le età e i ranghi sociali.
Klinger iniziò a lavorare alla serie nel 1882. La prima edizione, composta da venti esemplari, fu stampata presso la Regia Calcografia nel 1889. Seguirono altre tre edizioni a Lipsia e Berlino, di cui un esemplare è oggi conservato presso lo stesso Istituto. Le stampe, che combinano diverse tecniche - acquaforte, puntasecca e acquatinta a morsura multipla - possono essere lette alla luce delle posizioni espresse in Malerei und Zeichnung (1889), l’unico scritto teorico-artistico di Klinger. Secondo l’artista, la Griffelkunst (arte dello stilo), ossia il disegno e l’arte grafica nella loro autonomia espressiva, risulta più idonea della pittura alla rappresentazione di soggetti immaginativi ed emotivi, soprattutto quando attingono al lato più oscuro dell’esistenza.

Bibliografia

  • Singer, H.W., Max Klinger. Radierungen, Stiche und Steindrücke‎. Etchings, Engravings and Lithographs, 1878-1903, fig. 180, pp. 73, 241-242, n. 180, 1991;
  • Pace, G., L'acquaforte originale del secondo ottocento: riflessioni sui materiali costitutivi e su alcuni aspetti della conservazione, in G. Mariani, Le tecniche calcografiche d'incisione indiretta. ACQUAFORTE. ACQUATINTA LAVIS CERAMOLLE, p. 151-163, Roma 2005.

Condizione giuridica

Condizione giuridica: Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Provenienza: acquisto; C. Bayer; 1914

Fonti e documenti di riferimento

Immagine: 931882
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