Tradotta verosimilmente in xilografia da Niccolò Boldrini a partire da un'invenzione di Tiziano (a Roma nel 1545-46), la stampa – ricordata da Carlo Ridolfi (1648) come un «gentil pensiero di tre bertucce sedenti» – ha suscitato due divergenti letture esegetiche. Nel 1946, Horst W. Janson ha svincolato l'opera dal puro ambito artistico per inserirla nel dibattito scientifico coevo: in scia alla pubblicazione del De humani corporis fabrica di Vesalio (1543), l'immagine deriderebbe i medici seguaci di Galeno, aspramente criticati per l'abitudine di dissezionare primati credendoli fisiologicamente identici all'uomo. L'interpretazione più tradizionale vi scorge invece una sferzante satira tizianesca contro il pedissequo citazionismo classicista. Trasmutando in scimmie i protagonisti del celebre Laocoonte – la scultura rinvenuta nel 1506 ed eletta a feticcio indiscusso della renovatio Romae giuliana – la xilografia intenderebbe fustigare l'idolatria accademica dei pittori contemporanei, ridotti a meri imitatori della statuaria antica.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
Istituto Centrale per la Grafica | Richiesta di consultazione in sala (ricercatori) | Crediti | Note legali e privacy