Accresciuta a Roma tra la fine del Cinquecento e il Seicento per iniziativa di Benedetto e Vincenzo Giustiniani, l’omonima collezione si impose come una delle più importanti raccolte artistiche europee dell’Età moderna, comprendendo opere archeologiche e pittoriche di eccezionale rilievo. Pur vincolata da un fidecommesso, la collezione iniziò a smembrarsi già nel Settecento, con il passaggio di nuclei significativi ad altre raccolte. Il corpus delle antichità fu reso pubblico attraverso la Galleria Giustiniana, imponente impresa editoriale avviata nel 1631 e affidata ai torchi di Giuseppe de’ Rossi, articolata in due tomi per un totale di 319 tavole. Il frontespizio del II tomo riprende quello del primo con la sola aggiunta, in basso, della targa “parte seconda”, stampata mediante una piccola matrice applicata al foglio originario. Diversamente dal primo, incentrato su statue isolate secondo la tradizione delle raccolte illustri, il secondo volume amplia il repertorio introducendo busti, teste, erme, rilievi, fronti e frammenti di sarcofago, are funerarie e, in chiusura, le vedute dei possedimenti di Vincenzo Giustiniani. Composto di 169 tavole, il tomo in questione si apre con 60 riproduzioni di busti - filosofi, divinità, imperatori e figure femminili celebri - spesso disposti a coppie e orientati diversamente per suggerire un effetto dinamico. Dalla tavola 61 iniziano i rilievi, alternati alle fronti di sarcofago; fino alla tavola 93 circa si coglie un ordinamento tematico, che si attenua in seguito per ragioni impaginative, legate all’alternanza tra tavole singole e doppie. I rilievi occupano 78 tavole, le are 14: in queste ultime emerge con evidenza un intento classificatorio e quasi didattico, assente nel primo tomo, dove prevaleva l’esaltazione estetica della singola scultura. La lavorazione dei due volumi, avviata congiuntamente nel 1631, proseguì fino al 1637: il I tomo uscì nei primi mesi del 1636, mentre il II fu completato l’anno successivo. Nel secondo volume si registrano variazioni tra i collaboratori, con l’assenza di Valesio e Bloemaert e l’ingresso di nuovi incisori e disegnatori attivi dal 1634, segno di una progressiva differenziazione interna al progetto editoriale.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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