Accresciuta a Roma tra la fine del Cinquecento e il Seicento per iniziativa di Benedetto e Vincenzo Giustiniani, l’omonima collezione si impose come una delle più importanti raccolte artistiche europee dell’Età moderna, comprendendo opere archeologiche e pittoriche di eccezionale rilievo. Pur vincolata da un fidecommesso, la collezione iniziò a smembrarsi già nel Settecento, con il passaggio di nuclei significativi ad altre raccolte, tra cui la Torlonia, che ne acquisì una parte consistente. Il corpus delle antichità fu reso pubblico attraverso la Galleria Giustiniana, impresa editoriale che tradusse in immagini l’inventario della collezione, affidandone la stampa ai torchi di Giuseppe de’ Rossi. L’ampiezza del progetto editoriale si misura nella serie di 319 incisioni, distribuite in due volumi di 150 e 169 tavole; tra queste, la tavola in esame raffigura Marsia scuoiato. La scultura rappresentata è oggi conservata nella collezione Torlonia (inv. MT 464) ed è costituita da un torso antico, unica parte superstite dell’opera originaria, ampiamente rilavorato in Età moderna. Attorno a questo nucleo antico, nel corso del Seicento, furono integrate testa, arti e attributi, secondo una prassi di restauro diffusa nelle grandi collezioni romane, finalizzata alla ricostituzione di un’immagine iconograficamente riconoscibile. La figura, di dimensioni inferiori al naturale, è raffigurata legata a un tronco mediante corde che immobilizzano arti superiori e inferiori in una posa forzata e asimmetrica, funzionale alla messa in evidenza della struttura anatomica del corpo; ai piedi compare la syrinx, attributo consueto del sileno. In origine la statua era esposta in pendant con un Apollo di analoghe dimensioni, anch’esso inciso nella Galleria Giustiniana, a formare un gruppo tematico ispirato all’episodio mitologico della punizione di Marsia. Il disegno preparatorio spetta a Joachim von Sandrart, figura centrale nell’organizzazione dell’impresa editoriale, e incisa da Cornelis Bloemaert, tra i più raffinati traduttori incisori dei disegni della Galleria. La composizione privilegia una resa analitica della figura, isolata nello spazio dell’immagine e priva di elementi ambientali narrativi, in linea con l’impostazione documentaria dell’opera. Il segno incisorio costruisce con precisione le masse muscolari e ne scandisce le superfici attraverso un uso calibrato del chiaroscuro, che contribuisce a rafforzare la percezione volumetrica del corpo e a restituire la tensione fisica implicita nella postura forzata. Nel rapporto tra disegno e incisione, Bloemaert si dimostra particolarmente sensibile alla resa dei passaggi tonali e alla traduzione dei valori plastici del modello grafico, aderendo con rigore all’impostazione di Sandrart. Quest’ultima, come attestano anche gli scritti teorici dell’artista, riflette un interesse di tipo accademico per lo studio anatomico della figura umana, che nel caso del Marsia scuoiato trova un campo di applicazione privilegiato nella rappresentazione di un corpo privato della pelle e reso leggibile nella sua struttura muscolare. L’immagine assume così un carattere marcatamente analitico, vicino per funzione e concezione alle illustrazioni anatomiche, senza tuttavia perdere il riferimento al modello scultoreo antico e alla sua fortuna collezionistica. La collocazione della tavola nella sequenza della Galleria Giustiniana, immediatamente successiva a quella raffigurante Apollo vincitore di Marsia con le sue spoglie in mano, rafforza il nesso concettuale tra le due immagini, concepite come elementi complementari all’interno del percorso editoriale. In tal modo l’incisione non si limita a registrare un singolo oggetto della collezione, ma partecipa alla costruzione di un sistema visivo fondato su relazioni tematiche e iconografiche, traducendo in termini grafici l’ordinamento e le scelte interpretative operate nell’ambito dell’impresa Giustiniani.
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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