Urbis Romae Sciographia ex Antiquis Monumentis Accuratiss. Delineata
Osservazioni:
Osservazioni: Le due serie di matrici relative alla
Pianta di Roma di Stefano Du Pérac (
inv. 1439) e agli
Amplissimi… Triumphi ricondotti a Gerard de Jode (
inv. 592) risultano menzionate congiuntamente negli
Indici della Stamperia De Rossi, circostanza che suggerisce come esse fossero commercializzate come parti di un medesimo progetto editoriale. Nel
Riscontro del 1738 si evidenzia inoltre che l'edizione della
Pianta di Roma di Du Pérac del 1574 era costituita complessivamente da venti matrici: otto relative alla pianta e dodici relative ai Trionfi.
Le otto matrici relative alla pianta sono state incise da Stefano Du Pérac nel 1574. Errata è l’attribuzione a Francesco Villamena, che intervenne successivamente sull’inciso a bulino, curandone soltanto una delle edizioni (cfr. FRUTAZ 1962, I, p. 67, n. XXII), della pianta disegnata e incisa da Du Pérac nel 1574. Rimasta nella bottega dei Vaccaro, dove sembra sia stata inizialmente edita almeno fino al 1614 (cfr.
Indice della stamperia Vaccaro del 1614, in EHRLE 1908, p. 63), essa passò poi a Villamena e successivamente fu acquisita da Giovanni Giacomo De Rossi.
Le dodici matrici dei Trionfi (
Amplissimi… Triumphi), stampate su quattro fogli, sono già state ricondotte all’ambito di Gerard de Jode (così in ASHBY 1916, pp. 20-21; HOLLSTEIN s.d., IX, p. 202, nn. 403-414), il cui nome, insieme al luogo di edizione, Anversa, compare nel frontespizio dello stato pertinente alla prima edizione nota della serie (esemplare in
Roma, B.B.S., 097.6.18.1).
La serie dei Trionfi verrà ristampata in numerose edizioni successive a quella di Gerard de Jode (Anversa, Cornelis de Jode 1596; Roma, Gottfried van Schaych 1618; Roma, I edizione di Giovanni Giacomo De Rossi; Roma, ristampa De Rossi; Roma, II edizione De Rossi).
Errata appare inoltre l’attribuzione a Giacomo Lauro riportata nell’
Indice: non è improbabile che il nome di Lauro sia indizio di un passaggio di proprietà da collocare tra l’edizione Van Schaych e la prima edizione De Rossi.
[GRELLE IUSCO 1996, p. 379 (rif. p. 16, n. 1, 1735)]