Piranesi Giovanni Battista

Mogliano Veneto (?), 1720 - Roma, 1778

Veduta degli Avanzi di Fabbrica magnifica sepolcrale co' sue Rovine

Inventario

Numero inventario: M-1400_109
Inventario storico di categoria: 1400/109
Nuovo inventario di categoria: 10571
Stampa corrispondente: S-CL2394_18696
IVS2: CL16216
Collocazione: Calcoteca

Autori

Incisore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)
Disegnatore: Piranesi Giovanni Battista (1720/ 1778)

Soggetto

Titolo proprio: Veduta degli Avanzi di Fabbrica magnifica sepolcrale co' sue Rovine
Serie: Le antichità romane
Denominazione raccolta: Firmin Didot (Piranesi)

Oggetto

Definizione: matrice incisa

Cronologia

Datazione: 1751-1756 (Sec. XVIII)

Dati tecnici

Tecnica: Acquaforte su rame con interventi a bulino;
Misure: mm 402 x 534, spess. 1,5-2,1

Iscrizioni

Iscrizioni: In alto a sinistra: 109. LX ; in alto a destra: Tom. II.
In basso: VEDUTA  degli Avanzi di Fabbrica magnifica sepolcrale co' sue Rovine, la quale si vede vicina a Torre de' Schiavi un miglio e mezzo in circa / fuori di Porta Maggiore
Sotto a sinistra: Piranesi Archit. dis. et inc.

Osservazioni:

Osservazioni: L'edificio rappresentato in questa tavola e nella successiva (cat. 139) è situato all'interno del Parco di Villa Gordiani sulla via Prenestina, di cui costituisce una delle più rimarchevoli emergenze architettoniche di epoca romana. Attraverso gli scavi condotti nel secolo scorso in quell'area archeologica è stato rinvenuto un complesso di edifici pertinenti a una villa patrizia di epoca repubblicana, poi ampliato tra il II e il III secolo d.C., in differenti fasi costruttive, e forse appartenuto anche alla famiglia imperiale dei Gordiani. In questa Fabbrica magnifica, risalente alla seconda fase costruttiva – II secolo d.C. - è stato identificato un probabile ninfeo per la presenza di canalizzazioni per l'acqua nelle murature (cfr. De Franceschini 2005, pp. 144-156). I pavimenti musivi e gli intonaci colorati cui accennava Piranesi nella didascalia coincidono con quelli effettivamente fotografati durante la campagna di scavo (Buongiorno 1973). Ma la considerazione avanzata dal nostro autore, secondo la quale si tratterebbe di un monumento funebre, supportata a suo tempo dalla presenza di olle cinerarie nelle nicchie, non trova riscontro nelle notizie archeologiche attuali sull'edificio.
Peraltro, solo il corpo centrale della fabbrica risulta parzialmente riconducibile a quello della pianta tracciata dagli archeologi (De Franceschini 2005, p. 149), da che si deduce che le ulteriori articolazioni, tracciate secondo un criterio di simmetria, sono d'invenzione piranesiana: come in altre tavole dell'opera in cui sono affrontate piante di edifici, all’impianto generale - rilevato probabilmente in situ – viene affiancata la puntuale documentazione del dettaglio costruttivo dell’architettura romana, evidente nei brani di muro in tufo e laterizio che chiudono lateralmente la composizione con la pianta; ma il tutto si completa con elementi di fantasia ispirati a modelli tipologici derivati dall’antico (cfr. catt. 71, 73, 76).
La tecnica esecutiva della tavola con la pianta è quasi totalmente indiretta, sulla traccia di linee di costruzione condotte a secco sul rame; anche i chiaroscuri dell'alzato della fabbrica riprodotto in basso sono la conseguenza di morsure più prolungate. Brevi ritocchi a bulino definiscono i mattoni dei muri laterali.
Nella seconda tavola, la veduta di grandi dimensioni illustra da un punto di vista ravvicinato e in prospettiva l'alzato della fabbrica ritenuta da Piranesi sepolcrale, in questo caso immersa nel suo contesto paesaggistico. Fulcro della veduta, la monumentale volta a conchiglia ancora oggi parzialmente visibile nel parco di Villa Gordiani.
Tanto la modalità compositiva che l'impiego della tecnica incisoria ripropongono, nella consueta interpretazione di elevata qualità, il repertorio classico del linguaggio piranesiano: possenti rovine di strutture murarie ricoperte di vegetazione sovrastano con magniloquenza piccole animate figure di personaggi che discutono e bestie che pascolano, aggirandosi tra ciò che resta degli antichi splendori; qualche ritocco e rientro del bulino nei segni – sulla vegetazione sui laterizi in alto a sinistra, sul muro al centro all'altezza della linea d'imposta della conca absidale della grande nicchia, sugli elementi in ombra in primo piano in basso a sinistra e infine sulle figure - completa l'opera delle morsure all'acquaforte  per un effetto complessivo di grande pittoricismo. 

Bibliografia

  • Petrucci, 1953, n. 109, tav. 60, p. 247  
  • Focillon, 1967, n. 282, p. 306
  • Wilton-Ely, 1994, n. 417, p. 469
  • Ficacci, 2000, n. 275, p. 252.

Condizione giuridica

Condizione giuridica: Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali
Acquisizione: Acquisto

Compilazione

Compilatore: Giovanna Scaloni
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